La vita si muove secondo uno schema ciclico.
Possiamo riconoscere l’evidenza di questo ritmo tutt’intorno a noi, nel mondo naturale.
E così accade anche nel nostro corpo, dove, nell’arco di tutta la vita, si esprimono macro-cicli e micro-cicli che si sovrappongono, si avvicendano e si alternano continuamente.
In questi cicli si alternano fasi attive e fasi inattive, fasi di espansione e fasi di contrazione, fasi di attività e fasi di riposo.
È proprio questa alternanza a contribuire all’equilibrio del sistema.
Attivazione e recupero
Nelle fasi di attivazione si esprimono l’energia creativa, la potenzialità atletica e, in contesti diversi, anche la capacità di guidare e realizzare ciò a cui teniamo.
Dal punto di vista fisiologico, l’organismo risponde agli stimoli attivando una serie di meccanismi che ci permettono di affrontare le richieste del momento e di adattarci ad esse.
Un certo livello di stress può quindi essere uno stimolo utile alla crescita e all’adattamento.
Ma l’adattamento ha bisogno di recupero.
Il recupero è infatti una componente essenziale dei processi attraverso i quali il corpo si adatta agli stimoli ricevuti.
Quando lo stress diventa troppo
Se non abbiamo il tempo o il modo di recuperare e le condizioni di stress persistono o peggiorano, il nostro organismo può trovarsi in una condizione di sovraccarico.
Nel tempo, questo può avere conseguenze sul nostro benessere e contribuire, tra le altre cose, a un calo delle prestazioni fisiche e mentali.
Che cosa ci protegge da questo circolo? Il recupero.
Quando gestiamo lo stress e ci concediamo il tempo necessario per recuperare e adattarci, corpo e mente possono mettere in atto processi che ci aiutano non solo ad affrontare la situazione contingente, ma anche a prepararci alle sfide future.
Il recupero va scelto intenzionalmente
Il recupero, al giorno d’oggi e per la maggior parte di noi, deve essere gestito in modo intenzionale e, a volte, anche programmato.
Questo perché le stimolazioni continue dello stile di vita moderno rischiano di non lasciarci abbastanza spazio per recuperare, se non impariamo a tenere volontariamente le redini del nostro tempo e delle nostre energie.
I ritmi di crescita costante cui sentiamo di doverci adeguare — e che ormai crediamo di dover replicare tanto nelle attività professionali o agonistiche quanto in quelle hobbistiche o amatoriali — possono portarci facilmente a perdere il senso del limite rispetto alla nostra realtà naturale di esseri umani.
Tornare a noi stessi
Essere costantemente proiettati verso l’esterno può creare una disconnessione da noi stessi e dalla nostra realtà presente.
E, paradossalmente, questo può essere proprio ciò che ci impedisce di raggiungere l’obiettivo che ci siamo posti, perché perdiamo la capacità di ascoltare ciò che accade dentro di noi.
Il recupero ci consente di ritornare a noi stessi, di cogliere la realtà del presente e di ricaricarci in essa.
Ci offre uno spazio nel quale possiamo rielaborare azioni e reazioni alla luce aperta ed equilibrata della consapevolezza.
